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Genesi 38
Giuda prese una moglie per il suo
primogenito Er, la quale si chiamava Tamar. 7 Ma
Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo
fece morire. 8 Allora Giuda disse a Onan:
«Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il
dovere di cognato e assicura così una posterità per il
fratello». 9 Ma Onan sapeva che la prole
non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla
moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità
al fratello. 10 Ciò che egli faceva non
fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui .
In materia la Chiesa dice:
2370 La continenza periodica, i metodi di regolazione
delle nascite basati sull'auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi
255 sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi
rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e
favoriscono l'educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è
intrinsecamente cattiva « ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale,
o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si
proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione »
Sugli
atti intrinsecamente cattivi, e in riferimento alle pratiche
contraccettive mediante le quali l'atto coniugale è reso
intenzionalmente infecondo, Paolo VI insegna:
« In verità,
se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine
di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più
grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il
male, affinché ne venga il bene (cf Rm 3,8), cioè
fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è
intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche
se nell'intento di salvaguardare o promuovere beni individuali,
familiari o sociali»
Nonostante un Papa straordinario come Giovanni Paolo II ,le apparizioni della Madonna (Medjugorie, Rue de Bac , Fontanelle Ghiaie etc), i cristiani non accettano , ancora i comandamenti, spesso hanno a cuore le devozioni ,ma sono incapaci di abbracciare il cammino di Santità. Chi nega che il cammino sia duro , forse non lo conosce, perchè essere sul serio cristiani richiede degli sforzi eroici. Tuttavia lo sforzo va affrontato , prima di tutto perché non siamo MAI soli (Dio con Maria sempre ci accompagna) e poi perché ci aspetta nellaldilà Gesù la Felicità e lAmore senza limiti. Il cristiano deve rinunciare, così, alla mentalità di questo mondo. Lo sposato non può eludere il grande combattimento che Dio gli chiede. Il rifiuto della contraccezione e la conseguente apertura alla vita dell'atto coniugale
non costituiscono una parte accessoria della vita cristiana , ma un nodo
centrale della vocazione matrimoniale, nascondere nell'ombra il 6
comandamento non esenta gli sposi dalla responsabilità che deriva dalle
colpe commesse che,diventano motivo di condanna eterne.
Il combattimento come diceva Paolo VI è difficilisssimo, perchè il cammino per essere cristiano non è facile , ma è felice
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Liceità del ricorso ai periodi infecondi
16. A questo insegnamento della chiesa sulla morale coniugale, si obietta
oggi, come osservavamo sopra (n. 3), che è prerogativa dell’intelligenza
umana dominare le energie offerte dalla natura irrazionale e orientarle verso un
fine conforme al bene dell’uomo. Ora, alcuni si chiedono: nel caso presente,
non è forse razionale, in circostanze così complesse, ricorrere al controllo
artificiale delle nascite, se con ciò si ottiene l’armonia e la quiete della
famiglia e migliori condizioni per l’educazione dei figli già nati? A questo
quesito occorre rispondere con chiarezza: la chiesa è la prima a elogiare e a
raccomandare l’intervento dell’intelligenza in un’opera che così da
vicino associa la creatura ragionevole al suo creatore, ma afferma che ciò si
deve fare nel rispetto dell’ordine da Dio stabilito. Se dunque per distanziare
le nascite esistono seri motivi, derivanti dalle condizioni fisiche o
psicologiche dei coniugi, o da circostanze esteriori, la chiesa insegna essere
allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative
per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la
natalità senza offendere minimamente i principi morali che abbiamo ora
ricordato. La chiesa è coerente con se stessa, sia quando ritiene lecito il
ricorso ai periodi infecondi, sia quando condanna come sempre illecito l’uso
dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni
che possano apparire oneste e gravi. Infatti, i due casi differiscono
completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente
di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento
dei processi naturali. è vero che, nell’uno e nell’altro caso, i coniugi
concordano con mutuo e certo consenso di evitare la prole per ragioni
plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che
soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all’uso del matrimonio nei
periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile,
usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto e a
salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore
veramente e integralmente onesto.
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